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PROGETTO EXPLORE


A SEGUITO DELLA DIFFUSIONE DEL BATTERIO PHOTOBACTERIUM DAMSELAE IN STENELLA COERULEOALBA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO NELLE ACQUE TOSCANE.

 

1. Motivazione del progetto - introduzione.

Le acque toscane si trovano all’interno dell’area marina protetta denominata Santuario Pelagos al cui interno si trova l’Arcipelago Toscano, dichiarato recentemente Parco Nazionale (D.P.R 22.7.96, ampliamento con D.M. Ambiente 19.12.1997). Il Santuario è stato creato con un accordo internazionale tra Italia, Francia e Principato di Monaco su una superficie di circa 100.000 kmq, dove stabilmente vivono 8 specie di cetacei, dalle piccole stenelle alle grandi balenottere. Al momento attuale pochi studi sono stati effettuati all’interno delle acque toscane; a ciò si aggiunge una situazione di scarsa conoscenza riguardo lo stato di salute di alcune popolazioni di cetacei mediterranei, considerate ad esempio dalla IUCN World Conservation Union, in pericolo se non addirittura non valutabili a causa delle esigue informazioni riguardo esse.
Le acque toscane costituiscono inoltre una parte importante del territorio regionale in termini economici ed ambientali per settori quali il turismo balneare, le attività portuali, il diportismo nautico, il sistema logistico degli interporti, le attività economiche e produttive marittime e la pesca. Da un punto di vista normativo le acque toscane all’interno del Santuario Pelagos fanno riferimento alle Convenzioni di Barcellona, di Berna, alla Direttiva Habitat 92/43/CEE e alla L.R. 56/2000 (Norme per la conservazione e tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche). La tutela della biodiversità rappresenta un’azione trasversale, che non riguarda soltanto le aree protette o i siti della Rete Natura 2000, ma che coinvolge tutte le attività che possono avere effetti sul territorio, quali quello della pesca, l’industria e il turismo. La comunicazione, quindi, come previsto dalla strategia per la conservazione del Mediterraneo della Comunità Europea rappresenta uno strumento a disposizione delle organizzazioni e delle istituzioni che operano sul Mediterraneo, permettendo l’attivazione di tutte quelle pratiche ambientali che hanno come fine ultimo la riduzione degli impatti provocati dall’uomo e la conservazione della biodiversità marina. A questo vanno aggiunte le buone pratiche da attivare in mare quali: preservazione e conservazione dell’ambiente al fine di garantire la salute dei sui abitanti (uomo, specie animali e vegetali); la preservazione della biodiversità animale e vegetale nonché la difesa del suolo; una educazione per un uso sostenibile delle risorse naturali e per la differenziazione e riduzione nella produzione dei rifiuti; una maggiore attenzione alle attività antropiche industriali, agro-alimentari al fine di diminuire l’emissione dei gas responsabili dell’Effetto Serra, causa principale del cambiamento climatico. A questo proposito la Regione Toscana negli anni ha garantito la difesa della ricchezza faunistica attraverso l’istituzione di aree protette che oltre a permettere un rapporto dinamico tra natura, cultura, tradizioni ed economia, rappresentano un fondamentale strumento di riequilibrio economico e di sviluppo.
Tale area del Mediterraneo è inoltre una di quelle a più alto traffico marittimo, il che vuol dire anche acusticamente “affollata”. Una maggiore comprensione di quanto questo possa risultare non dannoso a lungo termine riguardo le abitudini, comportamenti e parametri vitali degli animali, risulterebbe ugualmente vantaggioso per la protezione della biodiversità.

 

2. La Stenella coeruleoalba

La stenella è considerata la specie di cetaceo più abbondante nel bacino de Mediterraneo e quindi anche nel Santuario Pelagos. Predilige un ambiente pelagico caratterizzato da elevata produttività. La stima numerica nel 2011 nelle acque del Mar Lugure, di Corsica e Tirreno Settentrionale era di circa 90.000 individui. Questa specie alla nascita è circa 90-95 cm; alla maturità sessuale i maschi raggiungono i 190 cm a circa 11 anni , le femmine 185 cm a circa 12 anni. Geneticamente la specie mediterranea si distingue da quella atlantica, con ulteriori differenze tra quelle tirreniche e dell’adriatico ed una ulteriore suddivisione in quelle tirreniche tra costiere e pelagiche. Tra le maggiori pressioni annoveriamo negli anni ’80 l’uso delle spadare e le contaminazioni da sostanze chimiche xenobiotiche di nuova e vecchia generazione (DDT, PCB’s, organoclururati, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ritardanti di fiamma, etc).

Stenella-cetus   stenella-1

3. Il Photobacterium Damselae

Il Photobacterium appartiene ai microrganismi produttrici di istamina. Sono presenti sulla pelle dei pesci dove provocano il fenomeno della bioluminescenza. Si trova nei pesci (tonni, sgombri) dove si sviluppa e ne risulta patogeno e dove può provocare intossicazione istaminica sviluppandosi nella carne rossa.  Comprende 18 specie e due sottospecie, tutte marine.
Si presentano sotto forma di bastoncini rettilinei gram negativi, non sporulati, mobili tramite flagelli polari. Nei mammiferi producono effetti quali sindromi emolitiche e lesioni ulcerative che si evidenziano durante i  cambiamenti fisiologici quali la maturità sessuale.

 

4. Precedenti epidemie nelle stenelle

È dei primi anni '90 la moria dovuta, in quel caso, a un'epizoozia di morbillivirus. Una volta però scoperta la natura dell'infezione, rimangono aperte molte domande su cosa ci sia a monte perché è molto probabile che la causa, o le cause, della morte vengano da lontano cioe` da quelle condizioni ambientali così spesso degradate, di cui soffre tutto il Mediterraneo. Inquinamento, scarsità di risorse, distruzione di habitat sono tutti fattori, e dunque concause, che possono indebolire le specie e quindi esporle più facilmente all'attacco finale di batteri o virus mortali. Proprio come avvenne per la moria del 1990: la causa ultima delle morte fu appunto un epizoosi, favorita tuttavia da una pesante contaminazione di inquinanti organoclorurati noti per determinare effetti di immunodeficienza.  Successivamente l’epizoozia ha avuto due momenti di recrudescenza, il 1° nel ’91 e il secondo nel ’92. Sebbene siano state individuate almeno 1000 carcasse di stenelle sulle coste del Mediterraneo occidentale il reale impatto del morbillivirus non è mai stato quantificato. Una ricomparsa del morbillivirus è stata registrata nel 2006 sebbene in modalità meno incisiva.

 

5. Il piano di monitoraggio

Molte specie di cetacei presenti nel Mar Mediterraneo sono inserite in Direttive e Convenzioni di carattere internazionale per la protezione degli habitat, delle specie e della biodiversità (Direttiva Habitat, Convenzione di Bonn, Convenzione di Barcellona) ed inserite nelle liste rosse dell’International Union for Conservation of Nature in categorie a rischio o con trend sconosciuti (IUCN, 2009). Si sta rendendo quindi sempre più importante valutare lo stato delle popolazioni di questi mammiferi nel Mediterraneo (otto specie sono regolari nei mari italiani) e monitorare la loro presenza, abbondanza relativa, distribuzione e migrazione. Questo serve a fornire informazioni di base per programmi di gestione e conservazione.
L’attività di monitoraggio ha lo scopo di ottenere rapidamente un quadro conoscitivo attuale. Si basa sul survey svolto secondo il “closing mode” (ACCOBAMS WS) cioè potendo abbandonare la rotta tenuta per avvicinarsi agli animali ed attuare così la fase di studio attraverso le differenti tecniche di monitoraggio. L’avvicinamento sarà effettuato secondo le regole ACCOBAMS di rispetto. La navigazione sarà effettuata applicando dei “random tracks” attraverso la metodologia del “Visual Line Transect Surveys” , ossia survey visivo per transetti, utilizzando però una rotta random anziché fissa e lineare così da renderla più libera e adattabile a seconda della stagione, dell’area e del comportamento di risposta degli animali all’attività di studio. Il transetto identifica il percorso che viene utilizzato per ottenere informazioni quantitative e qualitative di animali presenti in un determinato territorio, richiede che l’osservatore si muova su un percorso prestabilito, registrando le coordinate degli incontri di gruppi o individui target e, allo stesso tempo, registrandone la distanza dall’osservatore. Ciò si traduce in una stima della superficie coperta e una stima del modo in cui la probabilità di rilevabilità varia tra 0 (lontano dal transetto) ed 1 (sul transetto). Utilizzando il conteggio grezzo e questa funzione di probabilità, si può ottenere una stima della densità assoluta. Tramite il random track design sarà possibile adeguare la rotta in base al meteo del giorno o delle giornate precedenti, alle condizioni di avvistabilità e gestire quindi la navigazione così da muoversi indipendentemente secondo gradienti batimetrici al fine di ottimizzare lo sforzo di ricerca (Wilson, 2006). Saranno mantenuti: una velocità costante durante la fase di ricerca degli animali e un numero costante di osservatori con attività continua fino a condizioni di Beaufort 3 e non superiore. In base alle condizioni medie sarà coperto uno spazio di visuale di circa 2Km di raggio. Durante la navigazione la gestione dell’avvistamento sarà affidata a 2/3 “avvistatori” su una unica piattaforma monitorando ognuno 120° di visuale. Durante la navigazione l’effort sarà monitorato registrando in traccia continua la rotta dell’imbarcazione tramite plotter cartografico con aggiunta periodica di “marks”, attraverso l’uso di dispositivi portatili GPS e registrando il numero delle persone addette alla sorveglianza ed i dati meteo secondo le scale di Douglass e Beaufort. In caso di avvistamento i dati raccolti riguarderanno: la specie osservata, la posizione di avvistamento in coordinate geografiche WGS84, data e ora, dimensione del gruppo, distanza stimata dall’osservatore, angolo rispetto la prua, direzione iniziale ed eventuali comportamenti osservabili.

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